Il nostro meraviglioso territorio

Abbazia di Farfa

L’abbazia di Farfa è un luogo particolarmente attraente, ricolmo di pace, di serenità, di semplicità al contempo vi sono eccellenza tessili. Fu fondata nel medioevo. Carlo Magno, poche settimane prima di essere incoronato in san Pietro il 25 dicembre 800, visitò l’abbazia e vi sostò. Per comprendere l’importanza economica di Farfa basti pensare che nel terzo decennio del IX secolo, sotto l’abate Ingoaldo, essa possedeva una nave commerciale esentata dai dazi dei porti dell’impero carolingio.
Fu dichiarata monumento nazionale nel 1928, per la bellezza architettonica ed artistica del monastero e della basilica, testimonianza di una storia più che millenaria tra periodi di grande splendore e periodi di decadenza o addirittura di distruzioni e dispersioni, seguiti sempre da rinascite e ricostruzioni, sì che ancor oggi l’abbazia è un centro di cultura e di spiritualità.

Fara in Sabina

Fara in Sabina, posta su una collina a 482 m.s.l. , nel cuore della regione omonima, è un borgo laziale di probabili origini longobarde (fine VI sec.). Contornata da verdi colline d’uliveti, Fara in Sabina racchiude nel suo vasto territorio testimonianze storiche, artistiche e naturalistiche veramente eccezionali.
A Fara in Sabina merita certamente una visita il Museo Archeologico del Palazzo Baronale. Il centro storico conserva scorci caratteristici e alquanto pittoreschi. Inoltre il borgo si arricchisce di alcune chiese come la Collegiata di Sant’Antonio del XVI secolo e la Chiesa di San Giacomo del 1619. Infine , da ricordare, il Monastero Clarisse Eremite, edificato nel XVII secolo sulle rovine del castello, tuttora convento di clausura. Tra i palazzi storici ricordiamo il Palazzo Orsini risalente al XV secolo, il Palazzo Farnese del 1585 e il Palazzo Foschi, poi passato sotto la famiglia Manfredi, costruito nel XV secolo.
Ma Fara in Sabina è soprattutto uno straordinario belvedere: bellissimi i panorami sulla Campagna Romana, il Soratte e la Valle del Tevere e quelli sulla verde Valle del Farfa. Da Fara è poi consigliabile un’escursione alle suggestive e romantiche rovine dell’Abbazia di San Martino, che giacciono, ben visibili, sulla cima del Monte Acuziano, la brulla, pietrosa e desolata altura che domina il paese.

Monte Tancia

Il Monte Tancia, 1.292 m., è la cima più alta dei monti Sabini della provincia di Rieti situato nel comune di Monte San Giovanni in Sabina. Presso il Monte Tancia si trova la grotta di S. Michele, la quale viene tradizionalmente considerata un luogo di culto sabino. Qui era conservata una stalagmite modellata a figura femminile, alta 44 cm, che si ritiene raffigurasse la dea Vacuna, purtroppo trafugata. L’identificazione con la dea, divinità delle acque, è avvalorata dalla presenza sul Monte Tancia di molte sorgenti. Secondo il Firmani invece l’immagine scolpita sulla stalagmite raffigurerebbe “la Dea Madre, intronata e con le braccia al seno, secondo il noto schema di un grande numero di rappresentazioni femminili preistoriche, interpretate giustamente come idoli della fertilità e della fecondità” [1]. La località risulta essere frequentata già durante la media età del Bronzo, come dimostrato da un esteso insediamento rinvenuto in località Rocca di Tancia, il quale era disposto su “tre ordini di piccole terrazze regolarizzate artificialmente con una sorta di muretti a secco”. A non molta distanza, in località S. Sebastiano, è venuto alla luce un altro insediamento della media età del Bronzo, meno esteso del precedente. Fra tutti gli insediamenti protostorici “di altura” della Sabina quello del Monte Tancia è il più elevato (802 metri). Questo fa pensare che il sito fosse connesso con un itinerario di transumanza e forse corrisponde ad una postazione estiva per il pascolo. Sicuramente era collegato al vicino luogo di culto in grotta. Oggi vi sorge il Santuario di San Michele Arcangelo. Secondo manoscritti conservati nella biblioteca Vallicelliana di Roma, l’antro sarebbe stato consacrato da papa Silvestro I dopo aver assistito al miracolo con il quale l’Arcangelo Michele avrebbe scacciato il drago, forse allegoria del paganesimo, nella parte più profonda della grotta. All’interno della grotta-santuario si notano affreschi quattrocenteschi, un altare ad un ciborio: al centro di quest’ultimo un Agnus Dei con alcuni santi ai lati.
Il monte Tancia è stato luogo di battaglie e di eccidi, durante la seconda guerra mondiale la stesso fu testimone di una lunga battaglia di resistenza partigiana dove trecento uomini affrontarono tre intere brigate naziste ed una di camicie nere. Era il 7 aprile 1944, il giorno di pasqua, trecento uomini e donne dalla mattina presto e per tutta l’intera giornata resistettero al fuoco nemico e inflissero durissime perdite ai nemici. Quella stessa notte fu utilizzata dai partigiani per ritirarsi e compattare le fila ma durante la manovra, in zona Arcucciola, un partigiano fu ferito.
Sette compagni prestarono soccorso e quel ritardo fu fatale, furono accerchiati dai nemici.
Resistettero fino ad esaurimento munizioni e oltre, usando i fucili come clave. A sera perirono sotto il fuoco nemico.
Nella località Arcucciola sorge il cippo a quei ragazzi intitolato, ci parla di grandi gesta di altruismo e di libertà.

Olivo millenario: l’olivo più grande d’Europa!

L’Olivo di Canneto Sabino è la testimonianza vivente della vocazione millenaria della Sabina alla produzione di olio d’oliva. La leggenda narra che sia stato piantato addirittura dal Sabino Numa Pompilio, Re Di Roma dal 673 a.C. fino al 715 a.C. In realtà, per questo maestoso esemplare di Olivastrone, la stima più ragionevole sembra datare la pianta ad un millennio circa d’età, collocandone la piantagione alla grande campagna di bonifica delle zone di Canneto. Furono, si pensa, proprio i monaci benedettini di Farfa, i quali proprio intorno al Mille, avrebbero collocato nell’area un presidio, di cui oggi resta traccia nella casa Tanteri e nella attigua cappella della Madonna della Neve, piantando anche l’imponente albero.

I frantoi

Nei territori della Sabina, si produce l’olio Sabina Dop, antichissimo olio extravergine di oliva ottenuto dalle varieta’ di olive Carboncella, Leccino, Raja, Frantoio, Olivastrone, Moraiolo, Olivago, Salviana e Rosciola. L’olio Sabina Dop ha un colore giallo oro dai riflessi verdi, il suo sapore e’ aromatico e l’acidità massima è pari allo 0,60%.